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Drops of my mindJuly 04 MOSTRA PERSONALE
http://www.irnonotizie.it/articolo.php?id=2264 http://www.salernocittadeicreativi.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=610&Itemid=29
March 25 TESI!!!!Finalmente… Ormai avevo completamente perso le speranze…credevo che la data della tesi l’avrei saputa il giorno stesso della discussione…e invece…oggi finalmente ci sono riuscita! Rullo di tamburi…squilli di tromba…peperepepepèèèè PS chi non adorerà il Dio Equino subirà atroci punizioni corporali scelte in base alla tradizionale iconografia del Cavallo. PPS noooo, non sto impazzendo… March 02 è arte torturare gli animali?
February 15 SCOPRI IL TUO QUOZIENTE CLIMATICOVuoi scoprire il tuo quoziente climatico?
Mettiti alla prova con il gioco dei "Conigli" Marco Presta e Antonello Dose... Il 16 febbraio è il terzo anniversario della firma del Protocollo di Kyoto per fronteggiare i cambiamenti climatici: e abbattere le emissioni di gas serra. Gioca con noi e attivati: entra a far parte di GenerAZIONE Clima...
Ragazzi provatelo è divertentissimo!E poi dice cose utili ;)
February 06 ballate
Grazie Goethe
ROSELLINA DELLA LANDA
Vide un ragazzo una rosellina, rosellina della landa, era così giovane, bella come il mattino, corse svelto per guardarla da vicino, e la sua gioia fu tanta. Rosellina, rosellina, rosellina rossa, rosellina della landa.
Il ragazzo disse: «Ti coglierò, rosellina della landa!» Rosellina disse: «Io ti pungerò, così che tu pensi sempre a me, non subirò la tua bravata». Rosellina, rosellina, rosellina rossa, rosellina della landa.
E il rude ragazzo colse la rosellina della landa; la rosellina si difese e punse, né ohi né ahi le valsero, dovette subire e basta. Rosellina, rosellina, rosellina rossa, rosellina della landa.
IL RAGAZZO INFEDELE
C'era un ragazzo senza vergogna, era appena venuto dalla Francia, aveva tenuto più d'una volta una povera ragazza tra le sue braccia, tra vezzi e carezze era stato, solo per burla, il suo fidanzato, e l'aveva lasciata alla fine.
Quando lo seppe la bruna ragazza, i sensi le vennero meno, rideva, e piangeva e pregava e giurava; la sua anima fuggì dalla terra. Nell'ora della sua morte al ragazzo si stringe il cuore, i capelli si drizzano, un impulso lo spinge a cavallo.
In lungo e in largo diede di sprone e cavalcò per ogni verso, da una parte, dall'altra, per ogni dove, non trova la pace lo stesso. Cavalca sette giorni e sette notti; lampeggia e tuona, tra i fragori della tempesta irrompono i flutti.
E cavalca, mentre infuriano i lampi, verso la muraglia in rovina, lega fuori il cavallo, s'insinua, si ripara dalla pioggia e si rannicchia. E come brancola e tocca, sotto di lui la terra crolla, lui precipita per cento tese.
Si riprende dal colpo e vede guizzare tre lumicini stanchi. Raccoglie le forze e strisciando li segue mentre si fanno sempre più lontani, lo sviano per tutti i versi, su e giù per scale, per anditi stretti, per diruti cellieri desolati.
Lui si staglia nella sala d'improvviso, vede gli ospiti seduti, sono cento, dalle orbite vuote insieme sogghignano, lo invitano alla festa con un cenno. Vede il suo amore in fondo, in bianche vesti avvolto, che si volge -
LAMENTO DELLA NOBILE MOGLIE DI ASAN AGA, DAL MORLACCO
Che cos'è quel bianco là nel bosco verde? È neve forse o sono cigni? Se fosse neve, si sarebbe sciolta; se cigni, sarebbero volati via. Non è neve, non sono cigni, è il fulgore delle tende di Asan Aga. Lui giace ferito nella sua tenda; lo visitano la madre e la sorella, per pudore la moglie esita a venire.
Quando la sua ferita fu più mite, fece dire alla sua moglie fedele: «Non aspettarmi più alla mia corte, né alla mia corte, né vicino ai miei.»
Quando la moglie udì questa parola dura, stette, lei così fedele, rigida e affranta, sente i cavalli scalpitare alla porta, e le sembra che arrivi Asan, il marito, balza alla torre, per gettarsi dall'alto. La seguono in ansia le due care figlie, la invocano, piangono lacrime amare: «Non sono i destrieri di nostro padre Asan, è tuo fratello Pintorovic che viene!»
E la sposa di Asan torna sui suoi passi, stringe in pianto il fratello tra le braccia: «Vedi, fratello, l'offesa a tua sorella! Sono ripudiata, io madre cinque volte!»
Tace il fratello, dalla borsa trae, avvolta in una seta rosso viva, la missiva che attesta il ripudio: lei ritorni alla casa della madre, libera di darsi a un altro uomo.
Quando vide la lettera luttuosa del ripudio, la donna baciò in fronte i due bambini, baciò le guance delle due bambine. Ma, ahimè, dall'infante nella culla nell'acerbo dolore non riesce a staccarsi!
Il fratello violento la strappa via, la solleva in fretta sul vivace destriero, e si affretta con la donna affranta dritto verso l'alta dimora del padre.
Era da poco, neanche sette giorni; poco davvero; da signori eccelsi la nostra donna nel suo lutto di vedova, la nostra donna era ambita sposa.
E il più grande era il cadì di Imotski; la donna in lacrime pregava il fratello: «Io ti scongiuro, per la vita tua, a nessun altro non darmi in sposa, che, rivedendo i miei poveri cari figli, il mio cuore non si spezzi!»
Il fratello ignora le sue parole, deciso a maritarla al cadì di Imotski. Ma la donna, nella sua bontà, lo prega senza fine: «Fratello, manda al cadì di Imotski almeno una lettera con queste parole: la giovane vedova ti saluta da amica, e con questa missiva ti scongiura che, quando verrai qui con i Suati, tu mi porti un lungo velo, in modo che io mi copra davanti la casa di Asan e non veda i miei orfani cari.»
Appena il cadì vide questo scritto, ecco raduna tutti i suoi Suati, e si prepara a recarsi dalla sposa, portando il velo che gli aveva chiesto.
Felicemente giunsero alla sua casa, felicemente lei partì con loro. Ma vicini che furono alla casa di Asan i bambini videro dall'alto la madre, gridarono: «Ritorna alla tua casa, vieni a cenare con i tuoi bambini!» Afflitta udì la sposa di Asan, si rivolse al principe dei Suati: «Lascia almeno che i Suati e i cavalli sostino un poco alla porta dei miei cari, ed io faccia un dono ai miei piccoli.»
E si fermarono alla porta dei cari, e lei diede regali ai poveri figli; ai bambini stivali trapunti d'oro, alle bambine lunghe ricche vesti, e all'infante, inerme nella culla, diede per il futuro un abitino.
In disparte il padre Asan Aga vide, chiamò afflitto i suoi cari figli: «Tornate da me, voi cari poveri piccoli; ormai vostra madre ha un cuore di ferro, chiuso in se stesso, un cuore spietato.»
Come la sposa di Asan udì queste parole, si accasciò pallida, ne fu scossa la terra, e l'anima fuggì dal petto affranto, quando vide da sé fuggire i figli.
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